Dario Anselmi (*)

 

Non capita di frequente di imbattersi in fanciulli i quali rivelino già nei primi anni dell’infanzia segni di grande precocità e qualità che esulano dalla norma. Quando ciò avviene nell’ambito della musica, la difficoltà maggiore sta nel saper guidare tali elementi attraverso un percorso corretto e teso a produrre buoni frutti.

Questo tragitto Dario Anselmi lo aveva ben intrapreso e, mentre già si esibiva anche come solista, era in procinto di completarlo nell’ultima fase degli studi accademici, per poi affacciarsi al panorama internazionale di approfondimento e di ricerca della propria definitiva identità artistica.

Il suo talento univa alla facilità puramente tecnica di apprendimento, caratterizzante generalmente l’ enfant prodige, un temperamento, un intuito musicale, e una maturità interpretativa fuori dal comune (egli amava in particolar modo J.S.Bach e diceva di avvicinarsi a Dio quando lo suonava), affiancati a quella profondità di suono che nelle grandi scuole di una volta era definita con il termine di cavata.

Nella vita comune, Dario era un ragazzo come altri, con le sue passioni, con i suoi amici, con i suoi sentimenti, col suo sorriso sempre pronto e i primi amori, con la sua disponibilità e i suoi sogni…e con il suo destino che ha interrotto bruscamente tutto all’età di 16 anni appena compiuti.

Allora, quale miglior modo per ricordarlo se non dando la possibilità di vedere ricompensati i propri sforzi attraverso un riconoscimento che porti il suo nome e sia di incoraggiamento per un futuro che lui non ha potuto avere?

Auguriamoci, quindi, che questo premio possa costituire la prima esperienza di una lunga serie.

 

Ubi est, mors, victoria tua?

(*) Dario Appicciutoli in arte Anselmi dal cognome della madre